In una civiltà nella quale la produzione e il consumo delle immagini hanno raggiunto livelli tali da determinarne un sensibile calo delle loro "quotazioni"
I "Confronti enofotografici veliterni" nascono da un progetto a livello nazionale, ideato da Gianfranco Arciero per conto del Centro Studi e Ricerche per la cultura visuale e i linguaggi della comunicazione, tra i cui settori di attività la fotografia assume un importante ruolo sotto l’aspetto documentaristico, artistico e culturale.
E' possibile richiedere le modalità per esporre le mostre prodotte e organizzate dal Centro Studi inviando un'email a:
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UN INCONTRO DA NON PERDERE
Conversando di fotografia… è il titolo di una serie di incontri periodici, a ingresso libero, organizzati dal nostro Centro Studi. Il primo appuntamento è fissato per l’11 dicembre 2009 nello spazio polifunzionale del Laboratorio Fotografico Corsetti (Roma, quartiere San Lorenzo, Via dei Piceni n. 5-7). Il tema dell’incontro: “Non pensi che l’anima del fotografo è il mirino della fotocamera?” è tratto da una esperienza del 1985. Renzo Chini, critico attento e intransigente, intervistò due fotoamatori (Pierluigi Galassi e Nino Marchi) sullo statuto della fotografia amatoriale; partecipò all’incontro un professionista (Romano Favilli) che, “paradossalmente si svaga dal suo fotolavoro facendo il fotoamatore”.Avrete compreso che ci troviamo in Toscana. Ne scaturì un assunto frutto di domande stimolanti, irriverenti, provocanti. Ma attraverso questo percorso si giunse alla conclusione:“Fotoamatorismo, unapassione perfetta”. Nell’incontro viene proposta la lettura dell’arguta intervista conun dibattito aperto al pubblico. L’ingresso è libero fino alla disponibilità dei posti. A tutti gli intervenuti verrà consegnata in omaggio l’edizione integrale dell’intervista, curata da Nuova Arnica Editrice (disponibilità cinquanta posti). L’incontro si concluderà con la degustazione dei vini della Tenuta Colle Favignano di Velletri (Rm). E’ indispensabile la prenotazione:
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Ultimo aggiornamento Giovedì 19 Novembre 2009 09:34
L'EDICOLA DEL TEMPO-MOSTRA E INCONTRO
Da sempre si è portati a sottovalutare il potenziale delle copertine riviste o, quantomeno, a non riconoscere il livello della comunicazione che veicolano. Un periodo particolare, quello preso in considerazione da questa mostra (1940-1970), che segna il passaggio dalla monarchia alla repubblica, dallo stato totalitario allo stato di diritto. Ma su questo percorso, pervaso da ventate di modernità e di ottimismo, si inseriscono a volte in modo evidente, spesso a livello subliminale, le copertine dei rotocalchi a grande diffusione. Appese nelle edicole, le testate parlano ai passanti anche e soprattutto di ciò che nella ricostruzione morale della nazione non va. Gli scandali a sfondo sessuale hanno la meglio; ma le vicende politiche in odore di corruzione o i falsi istituzionali che hanno ribaltato situazioni politiche, non sono da meno. Per far fronte all’estremo rigore imposto ai costumi, caratterizzato da eccessi anacronistici, si pubblicano ritratti in primo piano di attrici, di pin up, ritratti dai quali la sensualità appare dagli sguardi, dalle scollature appena accennate, da “strilli” che insinuano nell’immaginario del “maschio” l’idea che l’interno della rivista riservi molto di più. A questa regola viene meno il n. 1 di “Epoca” (1950) che, evidentemente sulla scia del modello “Life” da sempre perseguito da Alberto Mondadori, pubblica il volto garbatamente sorridente di Liliana, ragazza italiana, commessa nel chiosco dei gelati dellaMotta a Milano, alla quale dedica un ampio fotoracconto. Perché si verifichi una svolta reale si dovrà arrivare agli anni ’60, con la prima timida apparizione delle riviste “per soli uomini”, subito dopo articolate per il contenuto fotografico, su diversi livelli, dall’”artistico” al pornografico tout-court. Le copertine del periodo preso in considerazione sono caratterizzate dalla pubblicazione di una sola immagine, da didascalie essenziali oppure, nel caso degli scoop, da vistosi bacchettoni colorati con la notizia della settimana, sovrapposti all’immagine in diagonale. Illustrazioni e fotografie svolgono ambedue un ruolo essenziale: sono minoritarie, soltanto per quantità, le prime. Qualche dubbio resta comunque indecifrabile. Per quale motivo “Tempo” (1951), avuta l’autorizzazione a riprendere Gaspare Pisciotta nella gabbia degli imputati dopo ben 107 udienze del processo, non pubblicò l’immagine inprima di copertina riservando la posizione privilegiata a Silvana Mangano? E perché la “Tribuna illustrata” (1954), nel riportare lo scandalo a luci rosse dell’avv. Sotgiu, “nota personalità della politica e del Foro”, difensoredel giornalista Silvano Muto nel processo Montesi, rimandò in modo ambiguo e straniante il lettore dall’immagine di copertina a un episodio diverso pubblicato all’interno? Cerchiamo di scoprirlo insieme, prendendo magari in prestito da Humphrey Bogart la celebre fraseÈ la stampa, bellezza! La mostra, ideata e progettata da Gianfranco Arciero, prodotta dal Centro Studi e Ricerche sulla cultura visuale e sui linguaggi della comunicazione, può essere liberamente visionata in portfolio nell’open space del Centro stesso (Roma, Via dei Reti n. 19/a–00185 Roma, quartiere San Lorenzo) previa prenotazione (
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;www.centrostudiricerche.it). E’ disponibile per il noleggio, con l’opzione dell’ abbinamento a un workshop sull’interpretazione del linguaggio fotogiornalistico. (richieste di modalità:
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).
Ultimo aggiornamento Giovedì 18 Giugno 2009 08:19
L’EPOCA D’ORO DEL FOTOGIORNALISMO ITALIANO
Dall’ “Illustrazione” dei Fratelli Treves agli anni del Neorealismo
Le tappe che hanno segnato i più significativi passaggi del fotogiornalismo italiano dalle origini agli anni del Neorealismo. La mostra, a carattere documentario, presenta materiali d’epoca originali. Tavole esplicative e cronologiche riassumono i percorsi temporali, gli schemi impaginativi e gli sviluppi delle testate. Uno spazio particolare è dedicato a due momenti fondamentali nell’evoluzione del giornalismo fotografico di tutti i tempi: l’esperienza del Fototesto nel settimanale “Tempo” di Alberto Mondadori con il contributo di Federico Patellani e i Fotodocumentari di “Cinema Nuovo” ideati da Renzo Renzi e Guido Aristarco. Due scelte, ma anche due svolte, che hanno posto le basi del linguaggio contemporaneo della fotografia instaurando un equilibrato rapporto tra l’informazione scritta e l’informazione visiva.
Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Novembre 2008 18:09
"IL MONDO AL CENTRO
La "grande avventura" del "Mondo" di Mario Pannunzio iniziò sessanta anni fa, con l'uscita del numero 1 del 19 febbraio 1949. La testata, pur nella sobrietà grafica propria dello stile del suo tempo, è entrata nella leggenda non solo come esempio eccellente di giornalismo colto e impegnato ma anche per l'originalità della presenza delle fotografie nelle sue pagine. Attento e rigoroso nelle scelte avocate a sé pur in un clima di aperto dialogo con i fotoreporter, Mario Pannunzio decretò un'inversione di tendenza nella stessa storia del giornalismo fotografico, optando per l'immagine singola, quasi sempre avulsa dal contesto dei contenuti della pagina ma capace di racchiudere in sé una narrazione completa. Una selezione rappresentativa di queste immagini è esposta per l'anniversario nell'Open Space del nostro Centro (Roma, quartiere San Lorenzo, Via dei Reti, 19/a) in un allestimento particolare che consente all'osservatore un contatto ravvicinato con esse. Per chi volesse approfondire la storia della testata con particolare riferimento al suo originale contributo, è disponibile l'attenta ricerca di Massimo Cutrupi frutto di una capillare e ragionata ricognizione su tutti i diciotto anni di vita della rivista, sfociata nell'"albo" completo dei fotografi che ebbero rapporti con essa. La mostra (ingresso libero, prenotazione obbligatoria al numero 064457208; www.centrostudiricerche.it) è visibile dal 16 gennaio al 15 febbraio. Nella foto: Il numero 1 del "Mondo".
Ultimo aggiornamento Lunedì 12 Gennaio 2009 10:11
IL 'MONDO' E LA FOTOGRAFIA – IL FONDO PANNUNZIO
La mostra propone una ragionata selezione delle immagini pubblicate dalla prestigiosa testata nei suoi diciotto anni di vita (1949-1966), attraverso la quale vengono fornite al visitatore le coordinate per una autonoma e approfondita riflessione sulla società del tempo. In questo caso non è però il reportage inteso dal punto di vista tradizionale, ma piuttosto il potenziale narrativo della singola immagine a richiamare l’attenzione sui temi, sugli argomenti e sui dibattiti dell’epoca. Alcuni originali della prestigiosa testata, che costituiscono una sezione della mostra, consentono inoltre di entrare nel vivo della singolare esperienza anche attraverso i criteri di impaginazione e i trattamenti dei quali le immagini furono oggetto. La mostra costituisce, inoltre, un’opportunità per conoscere l’”albo” completo dei fotografi ospitati e il numero delle immagini pubblicate da ciascuno di loro.
Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Novembre 2008 17:59