In una civiltà nella quale la produzione e il consumo delle immagini hanno raggiunto livelli tali da determinarne un sensibile calo delle loro "quotazioni"
I "Confronti enofotografici veliterni" nascono da un progetto a livello nazionale, ideato da Gianfranco Arciero per conto del Centro Studi e Ricerche per la cultura visuale e i linguaggi della comunicazione, tra i cui settori di attività la fotografia assume un importante ruolo sotto l’aspetto documentaristico, artistico e culturale.
FOTOGRAFIA DI PERSONAGGIO NOTO RIPRESA IN LUOGO PUBBLICO SEQUESTRO DEL MATERIALE IMPRESSIONATO
E’ un copione che si ripete, non vorremmo che si ripetesse, ma tant’è… Ho appreso la vicenda della quale è stata protagonista ieri l’attrice Claudia Pandolfi (che tra l’altro aveva esordito al recente Cliciak di Cesena anche come fotografa di scena) e non posso non rilevare alcune circostanze. Premetto, per “onestà informativa” che mi attengo a quanto pubblicato dalla stampa e che, com’ è ovvio, nessuna considerazione può essere dedotta in via di certezza prima della conclusione delle indagini di polizia o dell’eventuale procedimento penale. Questi i fatti riferiti dalla stampa eda verificare a vertenza conclusa. L’attrice, accortasi di essere oggetto di riprese fotografiche sulla pubblica via (in Roma, tra Via di Priscilla e Piazza Vescovio) avrebbe preteso dal fotografo – professionista, ma ciò non rileva ai fini della questione: si sarebbe potuto anche trattare di un “semplice cittadino” – la consegna della memory card. Orbene, confermo il mio punto di vista: il fotografare nella pubblica via ed avere come soggetto (per di più) un personaggio noto, non è soggetto a limiti (a meno che non si abroghi quanto previsto dalla legge 633/1941). Se le fotografie fossero state pubblicate e la loro pubblicazione avesse leso l’immagine e il decoro del soggetto, questi avrebbe avuto tutte le possibilità (e il diritto) di chiedere la tutela della magistratura. Ma in questo caso c’è un particolare in più: l’attrice avrebbe chiesto (il condizionale è d’obbligo e prego i lettori di tenerne conto) al fotografo la consegna della memory card (forse questa è una supposizione del cronista: la Pandolfi avrebbe preteso, forse, la cancellazione delle immagini che la riguardavano). Nella prima ipotesi, la richiesta non sarebbe stata legittima, considerato – tra l’altro - che la scheda avrebbe potuto contenere altre immagini (estrema ed ipotetica ratio, trattandosi di un fotografo professionista) anche di interesse giudiziario. Nel secondo caso – ripeto - avrebbe avuto il diritto di contestarne l’eventuale pubblicazione, ma non di chiederne la cancellazione in quanto le immagini erano state riprese ai di fuori delle previsioni dell’art. 615 bis del codice penale. Per mettere in atto il comportamento attribuitole, l’attrice avrebbe dovuto chiedere l’intervento della forza pubblica, che avrebbe valutato l’opportunità del sequestro della scheda, riferendo al giudice i fatti. Della consegna della scheda (si sarebbe entrati nel sequestro tipico) l’agente operante avrebbe dovuto redigere un apposito verbale (per dirla in gergo). Del resto l’attrice, rilevando il numero di targa della macchina del fotografo e probabilmente conoscendolo, anche se di vista, (è definito dalla stampa un “paparazzo”) avrebbe potuto avviare l’azione a tutela dei suoi diritti o tramite legale o rivolgendosi direttamente all’autorità di polizia. Nella foto (di repertorio) un fotoreporter al lavoro nella pubblica via.
AGGIORNAMENTO:
La questione sta assumendo aspetti ulteriori, a seguito degli accertamenti della polizia giudiziaria che – stando sempre a fonti di stampa – avrebbe rinvenuto tra gli oggetti del fotoreporter una "pistola elettrica" , oggetto comunque estraneo alla vicenda. Inoltre tra la Pandoli e il fotografo vi sarebbe stato in precedenza un episodio più o meno analogo. Il commento che precede riguarda i soli risvolti riferibili alla legislazione fotografica. Per la vicenda nel suo insieme si rinvia ai siti delle agenzie di stampa e dei quotidiani.